Arremba San Zorzo! - La notizia

R. NAVE SAN GIORGIO: DA CASTELLAMMARE A TOBRUK.

Esattamente 60 anni fa, nella notte fra il 21 e il 22 gennaio 1941, l’incrociatore corazzato SAN GIORGIO veniva autoaffondato dal suo equipaggio nella rada di Tobruk per evitare che cadesse in mano inglese.

01_affondamento.jpg (18650 byte)L'affondamento della "San Giorgio"

Anche "La voce di Mantova" diffuse la notizia due giorni dopo.

02_la vecchia nave s giorgio.jpg (86359 byte)Dalla "Voce di Mantova" del 24 gennaio 1941

A bordo di un motopeschereccio, con il favore delle tenebre e della confusione seguita allo scoppio delle cariche sistemate sulla SAN GIORGIO, il tenente di vascello Del Pin, direttore di tiro della SAN GIORGIO, riusciva a raggiungere la costa calabrese portando con sé la punta dell’asta della bandiera di combattimento e il centro del drappo.

03_del pin.jpg (36038 byte)Il tenente di vascello "Del Pin", appena sbarcato, con asta e drappo

La SAN GIORGIO, rimessa a nuovo nella struttura e negli armamenti solo pochi anni prima ma ormai tecnicamente superata per i tempi (era uscita dai cantieri navali di Castellammare di Stabia nel 1910) e pertanto non più sufficientemente "agile" per affrontare missioni impegnative in mare aperto, viene messa alla difesa statica della baia di Tobruk , compiendo egregiamente il suo dovere e meritandosi anche l’appellativo di "Leonessa di Tobruk"; si è anche detto e scritto che sia sua la colpa (o il merito) per l’abbattimento dell’aereo sul quale viaggiava Italo Balbo, l’eroe della trasvolata atlantica degli anni trenta, che non era riuscito a farsi riconoscere dalle truppe amiche durante la fase di avvicinamento alle coste africane.
La SAN GIORGIO è rimasta nella baia di Tobruk per circa otto mesi respingendo i continui attacchi che gli erano stati condotti contro dal cielo e dal mare.

04_nave.jpg (17062 byte)La "San Giorgio" nel porto di Tobruk protetta con le reti anti-siluro

Quando i rifornimenti dall’Italia cominciavano ad essere sempre più scarsi e per contro l’incalzare delle truppe inglesi sempre più pressante, fu deciso per il suo affondamento.
Noi mantovani abbiamo l’onore di avere un reduce della SAN GIORGIO che abita nella nostra città, si chiama Francesco Montanari, è una persona disponibilissima che non ha mai rifiutato di fornire notizie e chiarimenti sulla "sua SAN GIORGIO"; egli era motorista navale responsabile del motoscafo del comandante della nave.

05_motorista.jpg (21319 byte)Francesco Montanari al tempo del suo imbarco sulla "San Giorgio".

Nel ’ 52 l’Italia ottiene dalla Libia il relitto della SAN GIORGIO ed inizia così il suo viaggio di ritorno in Patria al seguito di un rimorchiatore. A metà strada, un’improvvisa mareggiata causa la rottura dei cavi di traino, la nave comincia ad imbarcare acqua e rapidamente si inabissa: anche il mare non ha voluto che la mano dell’uomo si impadronisse, per distruggerla, di quella sua creatura nata per vivere e poi per morire nelle sue acque.
Riporto di seguito un aneddoto piuttosto curioso, molto significativo anche per quanti non sono propensi a credere che sopra di noi ci sia qualcuno che ci guarda; l’episodio è legato strettamente alla fama che si era Creata la SAN GIORGIO di "nave invulnerabile", particolarmente presso le forze armate inglesi.
Si raccontava che capo Montagna una notte avesse avuto una strana visione: gli era apparso SAN GIORGIO che cavalcando intorno alla nave con la spada sguainata , tracciava un solco di fuoco come barriera invalicabile contro gli attacchi avversari. Preso così si potrebbe anche pensare che tutto ciò poteva essere frutto di una eccitazione conseguente lo stato di tensione nervosa causato nelle truppe dai continui attacchi nemici. Ebbene, dopo otto mesi di bombardamenti e siluramenti dal cielo e dal mare la nave era ancora pressochè integra.
Capo Montagna morirà durante le operazioni di innesco degli esplosivi preparati per neutralizzare la "sua" nave.

GIANNI BARACCHI