CONCERTI E SCONCERTI


Perchè questo argomento? Per confermare una moda che si sta diffondendo a macchia d'olio fra il grande pubblico, almeno quello mantovano. Dopo che la RAI ci ha benevolmente portato in tutte le case "compreso nel prezzo" il famoso Concerto di Capodanno viennese, ultimamente eseguito sotto la magistrale direzione di un grande Maestro italiano che tutto il mondo musicale ci invidia, Riccardo Muti, ho notato che in molti comuni, almeno nel mantovano, si sono organizzati incontri musicali tra le ultime decadi dell'anno vecchio e i primissimi giorni dell'anno nuovo.
Di due eventi in particolare voglio parlare, del concerto eseguito a Buscoldo la sera del 28 dicembre presso il Teatro Verdi gremito per l'occasione in ogni ordine di posti, ed oltre, e di quello tenutosi la sera di sabato 8 gennaio a Cerese nel Palazzetto dello Sport e anche questo premiato con una folta partecipazione di pubblico.
I due gruppi musicali che hanno riempito le serate provenivano entrambe dall'est europeo, Romania e Russia. La scuola è la stessa, una grande preparazione tecnica, con particolare riguardo per violini e violoncelli che hanno fatto veramente la parte del leone. Le due orchestre erano al completo, cinquanta e più maestri per parte che si sono impegnati al massimo per la buona riuscita della serata e con risultati decisamente di buon livello. Direi, volendo fare una valutazione, che secondo me la serata migliore, dal punto di vista musicale, è stata quella di Buscoldo dove ha suonato l'orchestra rumena di Sibiu. Il teatro stracolmo è stata la risposta che buscoldesi e non hanno dato all'avvenimento, accolto veramente con entusiasmo: un calore fra il pubblico certamente superiore a quello visto in TV al concerto viennese dove in un ambiente così particolarmente raffinato, con un pubblico internazionale, tutti sono stati sulla "loro" mentre noi abbiamo giocato in casa e ci siamo potuti aprire di più, essere più noi stessi, più liberi, come i tifosi alla partita del cuore, ma sempre comunque con grande compostezza. C'è da dire che la direzione dell'orchestra rumena, affidata alle abili mani del maestro Daniele Anselmi, fac-totum della manifestazioine buscoldese, è stata quella che alla fine ha fatto la differenza fra le due compagini, pur nel limite delle pochissime prove effettuate.
In tutti gli orchestrali ho notato un portamento particolarmente serio e impegnato, una serietà che definirei quasi eccessiva. L'ho notata ma sul momento non valutata più di tanto.
Passiamo all'altro appuntamento, quello con l'orchestra di stato di Volgograd, ex Stalingrado che ha effettuato il suo show sotto la guida del loro maestro. Quest'ultimo concerto mi è sembrato un tantino inferiore al primo come qualità e la differenza andrei a cercarla proprio nella direzione del complesso, sono stati trascurati o non tenuti in debito conto certi particolari che alla fine sono stati determinanti per il buon esito dell'insieme. Anche in questo caso,una grande serietà in tutti quanti gli orchestrali, anche quando il caloroso saluto del pubblico avrebbe dovuto far spuntare qualche sorriso di compiacimento sul volto degli strumentisti: niente, facce compunte e serie. Quando il direttore si rivolgeva alla prima violoncellista per farle il baciamano, come segno dell'omaggio di complimenti ed applausi del pubblico a tutta l'orchestra, ebbene, costei, signora o signorina porgeva si la mano ma in modo anonimo, pareva che offrisse un qualsiasi oggetto. E tutti i musicisti in piedi a ricevere l'applauso seri e compunti. A questo punto mi è tornata alla mente la scena analoga osservata a Buscoldo e mi è sorto qualche dubbio: dato poi il mio carattere di" impaziente" devo assolutamente capire la cosa per cui, al termine dello spettacolo ho avvicinato l'interprete al quale ho spiegato la mia perplessità circa il comportamento notato. Molto garbatamente costui mi ha brevemente spiegata la questione: dopo decenni e decenni di vita sotto un regime che incuteva più che altro terrore, dove c'era persino timore a confidarsi con l'amico più stretto, nell'animo di ognuno non si è fatto ancora strada il concetto di libertà, pur con i miglioramenti avvenuti negli ultimi anni; ci vorranno generazioni perchè questo stato d'animo cambi e la gente possa cominciare a credere veramente nella libertà. Il muro è vero che è caduto ma molti hanno ancora paura anche solo a provare a poggiare il piede oltre il confine.
A conclusione della serata, l'amministrazione comunale di Virgilio ha offerto agli ospiti-artisti una cena che nelle intenzioni degli organizzatori avrebbe dovuto essere forse un po' frugale ma che alla fine si è dimostrata essere "ottima e gradita"pur nella semi-improvvisazione.
Una compostezza che sembrava quasi timidezza era il comportamento iniziale degli ospiti, comportamento che è completamente cambiato quando hanno cominciato ad arrivare sulle tavola fumanti piatti colmi di "spaghetti con le sardelle" e bottiglie di lambrusco.
Altro che self-control, sono scoppiati gli applausi indirizzati ai cuochi, quasi il concerto fosse stato tenuto da questi ultimi: un concerto per il palato. L'aria ha preso un diverso tono, il riscaldamento è stato generale e tutti quanti hanno dimostrato padronanza della lingua italiana poichè ho sentito svariate volte chiamare "spaghetti": e in ottimo italiano.
E il lambrusco e il salame e la coppa hanno fatto la loro parte. Mano a mano che il clima si scaldava, mi tornava alla mente una situazione analoga vissuta dalla delegazione "rossa" in visita all'Unione Sovietica e descritta da Guareschi nel suo libro "Il compagno Don Camillo"; anche allora quel freddo ambiente, freddo non solo come clima, nel quale erano stati portati gli ospiti italiani per ricevere il saluto dei funzionari locali, mano a mano che vodka e caviale riempiva i loro stomaci, si riempiva di allegria fino ad arrivare alle danze fra partners che erano indifferentemente ragazze russe e inviati italiani.
Morale: ci sono delle situazioni, leggi tavole imbandite (ah,le cene di lavoro!) che hanno il potere di abbattere ogni frontiera.
Sono fermanente convinto che sia gli spettatori che hanno seguito il concerto di Cerese quanto quelli che sono intervenuti allo spettacolo di Buscoldo hanno partecipato veramente con il cuore senza mettere di mezzo fattori di ordine politico o pregiudizi di vario genere; in me è rimasto solo un piccolo cruccio: nessuno di costoro ha pensato seppur minimamente alla nostra storia, quella dell'Italia del Risorgimento, quella porzione che ci ha toccati più da vicino? (Ricordo che il confine del Regno Lombardo-Veneto era proprio a ridosso del territorio buscoldese).
E mi spiego.
Come finale delle due serate e poi anche del concerto di Vienna, è stata eseguita la Marcia di Radeztky, vivace, vibrante: la gente batte le mani, chiede il bis che viene regolarmente concesso: in effetti, Strauss padre ha lavorato veramente bene.
Ma a noi mantovani, non viene in mente che intorno al 1850 questo generale che comandava la piazzaforte di Mantova ha mandato in galera tanti e tanti mantovani e addirittura sulla forca tanti altri personaggi rei solo di desiderare un ritorno di queste nostre terre alla madre patria Italia? Ricorderete certo i Martiri di Belfiore! E quell'epico, sproporzionato scontro, tra gli studenti toscani e le armate austriache a Curtatone e Montanara dove era sempre lo stesso generale Radeztky a comandare le operazioni! Ciononostante continuiamo ad applaudire e a richiedere quella marcia che è stata composta per lui ma che, per sfruttare un verso dell'Ariosto, "ai mantovani nocque tanto".
Cambiano i tempi, la gente dimentica specialmente se non ha provato sulla propria pelle certe situazioni, certe scelte dure e intanto, giustamente, cerca anche di divertirsi (pensando il meno possibile).
La Storia si rinnova, forse perchè sono veramente pochi quelli che hanno la volontà e la capacità di conoscerla ed analizzarla a fondo e spiegarla con pazienza al popolo: e sono ancora meno quelli disposti ad ascoltarla.
E gli errori che l'Uomo ripete sono sempre gli stessi.

per per arco news)
Gianni Baracchi
23/02/2000

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