NOVEMBRE


Novembre non è un mese come gli altri, almeno per me.
Novembre è un mese che aveva una grande importanza nelle comunità agricole, almeno fino a qualche tempo fa, era il mese durante il quale c'era una specie di migrazione dei lavoratori della terra che si trasferivano da una cascina ad un'altra in cerca di maggior fortuna. Questo succedeva esattamente l'11 novembre di ogni anno: la gente faceva San Martino, traslocava.
Io sono nato il giorno di San Martino e quindi "sotto il segno dello Scorpione" come Nuvolari, Grace di Monaco, Picasso...
In un Novembre di tanti anni fa ho tentato l'avventura dell'insegnamento, a dire il vero con poco successo.
Novembre ha segnato comunque profondamente la mia vita a causa di un terribile incidente stradale nel quale siamo rimasti coinvolti mia moglie ed io assieme ad altri due amici. Uno di questi, anzi una, ha visto purtroppo stroncare la sua breve esistenza quel tragico primo di novembre ed ho voluto ricordare quei giorni, indimenticabili per me, con alcune composizioni che di seguito presento.


FINO ALLE QUATTRO, IL PRIMO DI NOVEMBRE

Ricordo:
fu
uno dei giorni più lieti
fino alle quattro;
eravamo quattro amici,
come fratelli.
Scivolava
lieve
la macchina sull'asfalto,
correva
la tragedia
incontro a noi:
una macchia grigia,
uno stridio di gomme,
forse anche un urlo...
e il tuo posto
era vuoto
davanti a me:
ma prima c'eri!
Nel confuso
silenzio che seguì,
udii
voci di coscienze,
di dolore,
di amore eterno,
preghiere
che si alzavano
al Cielo.


QUEL GIORNO...

Quel giorno
fu
un giorno strano,
fu
un giorno lieto
poi
fu
un giorno triste...
fu
un giorno
di novembre.
Fu
un sogno terribile?
Ci fu un urlo?
Ci fu uno schianto?
Ci fu una fine?
Ci fu un inizio?
Ci fu timore?
Ci fu dolore!
Ci furono
pensieri nell'aria,
persi
tempo e luogo,
pensai
un poco a me,
molto a te,
a mia madre,
alla gente,
a Dio.
Mi pentii?
Mi lasciò vivere?
Una lotta continuo.


SCONTRO DI AUTO

Gesti concitati
fra gemiti e grida...
un groviglio,
dei rottami:
un braccio
penzoloni
oltre un finestrino,
chiazze di sangue
e macchie di olio
in un miscuglio
profanatore.
Un urlo,
la sirena
s'avvicina,
veloce
e feroce:
a che
è valso
viverla
la vita
per giocarla
in un assurdo
gioco?


VEGLIA FUNEBRE?

Eterno riposo...
riposo eterno a te
che sei andata.
Riposa...
riposa...
Tanti amici,
tanta gente...
Ciao...
e il lavoro...?
E' stato un colpo
per tutti...
condoglianze...
grazie...
si,bene...
riposo eterno...
si,ieri sera...
l'eterno riposo a te.
Povero Uomo!
Povera Donna!
Poveri noi!


QUEL FUNERALE...

Il corteo
si trascina
per le vie
parate a lutto;
un passante
sorpreso
accenna un saluto;
non può
essere
un giardino
il camposanto
se vi lascio un'amica...
sono
inutili
quei fiori
comprati
e gettati
in un canto...
è inutile
la foga
di strappare
una rosa
a quei cesti...
è inutile
piangere
e poi ridere...
è inutile
fingere una preghiera:
per lei
che ci ha lasciati
pregate col cuore.


AVEVO UN'AMICA

Avevo
un'amica
e rose e viole
le mandavo;
avevo
un'amica
e canzoni d'amore
per lei componevo;
avevo
un'amica
ma ieri
con tutti gli amici
l'ho condotta
in silenzio
al cimitero.


ANCORA

Dinnanzi
alla tua lapide
leggo
le poche parole:
ora
capisco
ciò che era in me,
capisco
la tua fierezza
mal compresa,
capisco
il mio inconscio
amore
per te
che non eri
quasi nulla
per me:
se fossi vissuta
di più
forse
non ti avrei
amata
così
ma ti avrei
invidiata
e un poco odiata.


BETTA

Betta,
sei forse la sola
che mai
scorderò.
Diciannove
erano
i tuoi anni
ma
il tuo cuore
era grande,
di più;
la più semplice
eri,
la più buona
e tutti
ti amavamo.
L'ultimo
gemito
ti udii
quel giorno
di novembre
e nel cuore
ho un gemito
per te
da quel
primo novembre:
d'improvviso
mi hai tolto
qualcosa
che volevo
donarti.


E' calata un pò di nebbia anche nella mia vita dal novembre 1968, una nebbia che accompagna solitamente quanti a novembre hanno la volontà di ricordare le persone care che ci hanno lasciato. In quei giorni i cimiteri sono degli immensi giardini fioriti, luminosi, profumati, rumorosi per tanti incontri che si fanno. E poi? Passano pochi giorni e quegli stessi cimiteri ritornano i luoghi tristi e solitari di sempre. E' inutile fingere di ricordare i propri cari con grandi espressioni esteriori solo per dimostrare agli altri, e lo ribadisco, il nostro attaccamento. Il vero legame esiste solo in noi, nel nostro cuore, nel più profondo dei nostri silenzi, dove nessun intruso si porrà fra noi e loro.
Solo così riempiremo il vuoto che ci circonda e in un ipotetico abbraccio ci scambieremo le verità di sempre.


San Giorgio di Mantova, 11 novembre 2000

GIANNI BARACCHI