Lienz, la perla dell'Ost Tirol
pronta per la sfida del terzo
millennio
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E’ |
vero, lo
confesso, ho vissuto. E a tratti, con rara intensità. Dal bagaglio dei ricordi,
alla teca del presente, il volo è cristallino, aulico, luminoso. Ed uno degli
ultimi “tratti” ad avermi favorevolmente caricato, è stato uno splendido
soggiorno, ad elevata emozionabilità, goduto nell’Ost Tirolo, precisamente a
Lienz.
Calai a Lienz oltre vent’anni fa, allorché iniziai a seguire, per conto della
“rosa” (Gazzetta dello Sport, n.d.r.) la DolomitenLauf, una delle
classicissime del granfondo mondiale. La presenza in valle, ristretta al solo
giorno della competizione, non mi consentì mai, per quanto assaporassi la
genuina ospitalità delle strutture ricettive, il sincero spirito
d’accoglienza delle genti, e la ridente bellezza della località dolomitica,
di metabolizzare al meglio tali evincimenti. E ad ogni nuova edizione della
kermesse sportiva, un malcelato senso di rimpianto, per non essermi ancora
concesso il piacere di una miglior conoscenza del quel distretto tanto caro ai
Gonzaga, mi accompagnò sino lo scorso 25 luglio, allorché mi granpremiai con
un lungo week end sulle rive della Drava, proprio nel centro storico di Lienz.
Non è una novità che sino all’emanazione del trattato di Shengen, la
frontiera di Prato alla Drava fu un po’ un ostico ostacolo, non solo
linguistico o storico, da valicarsi, mentre ora quei musi corrucciati da
divisieri, quelle sbarre da separati, quelle casematte da armati, sono solo un
lontano ricordo: un angusto passato, finalmente trascorso. Ed ora, recarsi a
gioire del respiro dell’alta val Pusteria è piacevolmente più semplice,
piacevolmente più immediato, piacevolmente più fluido. Ed enormemente più
europeo.
E Lienz stessa, anche grazie alla propria felice posizione orografica,
affacciata su quella ripa della Puster Thal così verde e quieta, si pone come
mediatore colto, tra un prima, conservato con cura ed efficacia, e un poi, che
esprime innovazione, rispetto, impegno, considerazione, ordine. Certo, la
differenza tra un territorio sano, compiuto, coltivo, favorevolmente ereditato e
ben serbato, ed un comprensorio vivace, creativo, prospettico, illuminato da
buon governo e buone iniziative, la fanno le persone. Proprio quei quarantenni,
equilibrati, tenaci, tecnici ed entusiasti, hanno raccolto la sfida dell’open
gate, imponendo allo sviluppo della regione, sia esso turistico, che post
industriale, un forte marcatore civico, un altrettanto forte battente ambientale
ed una rara fervenza artistica. E ciò, affinché la benefica ricaduta dei
proventi di quel progresso potabilizzato, non sfibrassero il solido tessuto
sociale, morale e cognitivo della vallea, o siccitassero il ricco patrimonio
colturale ed arboreo dei contrafforti montani. Esempi ? A bizzeffe. Dal completo
restauro dello Schloss Bruck, cuore pulsante della vita di cenacolo della città
e che attualmente ospita, entro le proprie mura monumentali, una splendida
mostra di Albin Egger - Lienz e di gran parte delle opere viennesi del periodo
della secessione, ad un festival d’arti varie fortissimamente autovoluto,
rigorosamente autofinanziato, minuziosamente autogestito e faticosamente
autopromosso.
E che riportare di una centrale per teleriscaldamento a cippato e biomasse
vergini, tra le più efficienti d’Austria, o di un sito archeologico
appassionatamente curato ed in fieri d’ulteriori scoperte, e non ultimo, un
circuito sciistico all’avanguardia per attrezzature, tracciati e sicurezza. Un
piccolo miracolo ? No, semplicemente un responsabile impiego delle risorse,
siano esse umane, relazionali o d’area, nel segno d’una tradizione
millenaria, che fa del buon governo del benessere, la base concreta per una
crescita etica armoniosa ed appagante, e forte d’una corsa in avanti che solo
chi ama così tanto la propria terra, al punto da volerla tramandare intonsa, se
non ulteriormente valorizzata, ai propri cari, può dimostrare. E non solo, da
diversi dettagli, emerge un’attenzione alla persona che supera la seppur
elevata qualità del trattamento riservato ai graditi visitatori: minime premure
che rendono, un soggiorno comunque importante, un soggiorno da incorniciare,
minimi riguardi che trasformano una splendida cena, inebriante per fragranze e
clima, in una magica serata pitta di stelle a cascata e di romantica fiaccolata.
E ancora una terrazza sul salotto buono di Lienz dalla quale partecipare al
fervore di una festa che nasce nelle piazze, cresce per le strade del borgo
antico e palpita a mezz’aria ad opera d’una compagnia di australiani ( ! )
che entro bolle soavi ed eteree, danzano al suono di dolci melodie
rinascimentali.
Cosa chieder di più ad una vacanza ? Cibi genuini e bevande generose ? Arie
chiare e cieli tersi ? Prati verdi e ruscelli gorgheggianti ? Sorrisi spontanei
e cortesie non affettate ? Cosa chiedere di più ? Forse quel pizzico in più di
voglia di ritornare che rende Lienz una favola da vivere col quore, si, quello
con la “q” leggere e pasciuto di bene.
Renzo Gabriel Bonizzi per sinergypress. -
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