LE FIGURA MISTERIOSE DEGLI  HACKERS

Riflessioni sulla presenza dell'hacker nel sistema informatico

Sicuramente, la parola "hacker" è giunta alle orecchie di tutti: è entrata nel nostro linguaggio, ma dubito che si sappia con precisione l'etimologia della parola e che cosa con essa si vuole indicare.

Non esiste una traduzione corretta dalla sua lingua madre, l'inglese, all'italiano. Se sfogliamo il dizionario di inglese troviamo solo il verbo to hack,nel senso di intaccare con violenza, colpire ripetutamente; così come si legge nel nostro vocabolario. Alcuni, ma in realtà pochi, riconoscono nella figura dell'hacker il cosiddetto "smanettone", il Mago Merlino del computer abile nella risoluzione di ogni problema informatico. 

Altri più che Mago Merlino vedono, nell'hacker,  il Peter Pan del sistema, ossia colui che ingegnosamente riesce ad entrare in strutture iperprotette, dimostrane la fragilità ed uscirne lasciando un piccolo segno di riconoscimento: quasi fosse stato uno scherzetto!

 Ma in genere il termine hacker si traduce con "pirata del Web", colui, cioè, in grado di scoprire le falle dei più sofisticati sistemi di protezione, capace di destabilizzare il sistema globale e di far vacillare i portafogli delle più importanti multinazionali.

Una cosa è certa: questo misterioso personaggio che si nasconde dietro codici, numeri, immagini, espressioni criptate, è considerato un fuorilegge pericoloso, sulla cui testa vi è una taglia di  miliardi di euro rappresentati dalla originalità di un programma , di un film, di un cd musicale, insomma di tutto ciò che è copiabile. 

Ecco la ragione per cui si è diffusa una visione di dirottatore del sistema informatico- elettronico, dedito ad azioni volte a depredare e devastare indiscriminatamente ciò che centinaia di ingegneri, tecnici informatici hanno ideato e prodotto per anni.

Mi piace pensare, invece, alla figura dell' hacker come ad una specie di stilita, di padre del deserto che dedica l'intera giornata alla meditazione elettronica. Un Siddharta geniale, preso dalle sue guerre contro le grosse aziende del sapere e dello sviluppo tecnologico.

Ed è proprio questo il punto: lo sviluppo tecnologico. In materia di computer, ad esempio non si fa in tempo ad imparare tutte le possibilità della macchina e di un programma che già sul mercato irrompe un nuovo macchinario. Questo tasso di accelerazione è dovuto anzitutto ad esigenze commerciali ( l'industria vuole la rottamazione del vecchio e l'acquisto del nuovo anche se non se ne sente l'esigenza), ma dipende anche dal fatto che nessuno può impedire ad un ricercatore di scoprire un processore più potente. La stessa cosa sta accadendo per telefonini, registratori, palmari e con tutto il digitale in genere.

Il fatto che lo sviluppo ha accelerato inesorabilmente la sua corsa, non interessa solo l'utente comune ma pure coloro che dovrebbero controllarne la velocità. Ed è proprio qui che si creano le crepe del sistema: gli hacker dedicando il loro tempo a capire le nuove potenzialità del proprio mezzo, rappresentano i veri esperti di un'innovazione a ritmo insostenibile.

Il saggio direbbe che il giusto sta nel mezzo: da un parte, attraverso modalità tese a disturbare, a deviare la struttura globale, la figura degli hacker costituisce una mina ad un'economia basata su un'avanzata tecnologia. D'altra parte, bisogna assolutamente ammettere che gli hacker sono in realtà i migliori collaboratori del progresso. Infatti per neutralizzare questi talenti del web, si è costretti a migliorare ad innovarsi ancora di più e sempre con maggiore celerità.

E' un cerchio diabolico in cui il danneggiato potenzia ciò che cerca di distruggere.

 

                                                                               Ramona Lucchetti