LA CASA DI ACCOGLIENZA DI MOTTELLA
Intervista al responsabile del centro: il sig.Giampaolo Rodighiero
Al tempo dei Romani, lospitalità rappresentava un sacro valore: il peregrino,
lontano dalla propria casa e dai propri affetti, non avrebbe incontrato grosse difficoltà
a trovare un buon pasto, fuoco, ed un comodo letto. Così pure nel Medioevo, il
viaggiatore si ristorava nei cosiddetti xinodocchi, dove aveva
la possibilità di rifocillarsi gratuitamente. I secoli sono galoppati via, portando sul
dorso la repentina mutazione delle abitudini e stili di vita: la tecnologia, ad esempio,
ha apportato ricchezza per alcuni, e veloci mezzi di trasporto, idonei ad accorciare le
distanze e rendere più piccolo il mondo. Tuttavia, essa non è riuscita a cancellare
lallarmante questione dellimmigrazione: sono in migliaia, che in fuga dal loro
paese dorigine, giungono in Italia, con la speranza di una vita agiata.
Scuole, palestre, strutture dogni genere, vengono trasformate in formicai, per
abbracciare quelle innumerevoli vite umane: naufraghi consenzienti, alla ricerca
dellisola felice.
Consapevoli di questa preoccupante realtà, diverse città, si sono da sempre adoperate
per mature e vantaggiose iniziative daccoglienza: purtroppo, in frequenti casi, i
risultati sono stati tuttaltro che positivi.
Non rientra certo tra esperienze catastrofiche il centro di prima accoglienza per
cittadini exstracomunitari, situato a S.Giorgio di Mantova, precisamente nella frazione di
Mottella: è chiamato, infatti, La Casa di Mottella.
Collocata tra una recente zona residenziale ed unampia area industriale, passa quasi
inosservata, come fosse unusuale abitazione colonica, circondata dai campi e poco
lontana dal centro del comune. Eppure tra quelle vecchie mura, vive una
famiglia un po strana, composta di una trentina dextracomunitari,
alcuni volontari e qualche obbiettore.
E quasi mezzogiorno: presso il corridoio dentrata, i tavoli sono già disposti
per il pranzo; un obbiettore apparecchia ordinatamente, un altro sistema la spesa appena
fatta e dalla cucina si sente il parlottare di signore volontarie, affannate a preparare
il desinare.
Siamo accolti dal responsabile, il Signor Rodighiero, il quale con molta chiarezza e
cortesia ci illustra il sistema su cui si basa la struttura.
Con aria sconsolata esordisce sottolineando la triste verità: la Casa di Accoglienza è
una goccia in un oceano di 1 milione dimmigrati lanno. E impensabile che
24 posti siano sufficienti per far fronte alle numerosissime richieste: offrire un rifugio
in cui vivere costituisce, al limite, lostacolo più semplice da superare. Ci vuole
molto di più per sbrogliare la matassa!
Infatti scopo primario della creazione del centro di accoglienza, è permettere
allospite di integrarsi legalmente nella nuova comunità.
Comè facile da intuire, questo arduo percorso è facilitato dalla possibilità di
un impiego, dalla residenza da un certo periodo, dalla conoscenza della lingua e
ovviamente da una situazione regolare dal punto di vista burocratico-amministrativo. E le
condizioni di ammissione sono, in effetti, subordinate al tentativo di rendere più facile
la penetrazione nel tessuto sociale: qualunque cittadino maschio, extracomunitario,
purchè maggiorenne, senza distinzioni di nazionalità e religione, può essere accettato,
se in possesso di permesso di soggiorno e attestazione di un contratto lavorativo. Il
guadagno, frutto di una possibile occupazione è indispensabile per pagare la retta
mensile alla casa. Come giustamente afferma Rodighiero, bisogna abituare limmigrato
alla responsabilità, alla non mentalità del tutto lecito, e soprattutto al non adagiarsi
sulla propria situazione precaria.
Ingegnosa e razionale si presenta il metodo di imposizione delle mensilità: i primi tre
mesi di alloggio sono pari a 200 mila lire, il quarto mese 230 mila lire e via dicendo,
con un aumento progressivo,fino alle 500 mila lire del dodicesimo mese.
Questa pratica comporta di non approfittare di un padrone di casa che offre vitto, letto,
acqua, riscaldamento, ad una cifra irrisoria almeno allinizio ed ogni
sorta di servizio,quali la distribuzione gratuita di indumenti e disbrigo di pratiche
burocratiche.
Al momento dellingresso in Italia, limmigrato clandestino, disadattato e
disinserito, diventa ideale preda della criminalità organizzata nostrana:
unaccoglienza dignitosa ed una buona educazione al darsi da fare, potrebbe evitare
tutto ciò.
La Casa di S.Giorgio, da questo punto di vista, appare un sicuro trampolino di lancio, per
tutti gli stranieri che desiderino iniziare una vita pulita nel nostro paese.
Ma le difficoltà create dalla convivenza, sorgono ancora prima di uscire
dallabitazione: sotto lo stesso tetto, si trovano a dover condividere stanze, bagni,
pasti, uomini provenienti da ogni dove, con un bagaglio di civiltà alquanto dissimili.
Tra il 1999 e il 2000 è stata registrata una maggioranza di ospiti di origine
nord-africana; una piccola parte di essi era già presente nella provincia e viveva in
situazioni abitative instabili, che con il tempo sono andate a deteriorarsi. Altri,
arrivano dalle regioni meridionali, dove risulta approdare a impieghi duraturi e legali.
Il territorio mantovano offre in questo senso più di una possibilità: gli stessi
operatori del centro, sono in continuo filo diretto con molte ditte, per collocare chi da
solo non riesce ad essere assunto.
La presenza di questa struttura è ritenuta essenziale, dato che non si ha traccia di
altre esperienze simili. Non a caso i comuni di Porto Mantovano, di Virgilio, di
Curtatone, insieme al comune di San Giorgio, hanno stanziato 135 milioni, che hanno
permesso di ampliare ledificio, dotandolo di una nuova sala mensa.
Da queste indicazioni, si comprende la necessità per il nostro paese di superare la fase
della cosiddetta multiculturalità, ovvero di impatto con il fenomeno
dellimmigrazione e di conoscenza, per passare alla fase più complicata:
linterculturalità, ovvero la comprensione e il concreto inserimento
nellambito sociale dei flussi migratori.
Ci si augura, quindi che la Casa di Mottella sia un esempio da imitare e da riprodurre, in
altri luoghi, nel più breve tempo possibile.
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La nuova ala della casa di accoglienza, in fase di costruzione. |
Per A.r.c.O. News,
Ramona Lucchetti