In vino veritas

- Celebrare la 50a vendemmia da vignaron, con la stessa commozione con cui si onorano le nozze d’oro d’un matrimonio d’amore, è un gesto carico di passionalità, dedizione e poesia. Passione per il proprio incarico da affermato enotecnico, devozione ad un impegno severo, teso al costante miglioramento delle qualità varietali e quel pizzico di suggestione lirica che solo il vino, "frutto della vite e del lavoro dell’uomo", sa ispirare in chi lo apprezza e lo rispetta. Questo l’omaggio che l’Azienda Agricola Letrari di Rovereto, ha voluto attribuire a Leonello, fondatore e leader della cantina che porta il suo nome. Accanto a lui, attorno a lui, saggio e sanguigno come alcuni suoi irripetibili cabernet, una famiglia legata alla vigna, cresciuta per la cantina, vissuta per la credibilità della civiltà del bere. Da un quarto di secolo, i Letrari, affinano purezze, metodiche, uvaggi, puntando sulla distintiva pregevolezza dei loro prodotti, promuovendo quella crescita cognitiva che incorona quei valori organolettico-gustativi, che solo il "nettare degli dei", con la sua vivificante generosità, il suo sensibile suscitare, il suo emozionare in toto, sa infondere. Venticinque anni di successi enologico-commerciali che si sono ritagliati una ben precisa collocazione, nel cosmo di marchi e etichette che quotidianamente incrociamo, scandendo con presenze qualificanti, produzioni rare ed eccellenti, prima fra tutte, l'indimenticabile "Equipe 5". E per suggellare questa simbolica ricorrenza, niente di meglio di un vino ex novo, esito d'uve selezionate e sapienti invecchiamenti: il Ballistarius. Un gran rosso, vivo, corposo, d'impatto. Un calice d'eleganza strutturale, fragrante complessità olfattiva e armoniosa personalità; un rosso vocato, da conservare e stappare solo per le migliori occasioni. Con questo nuovo pezzo da collezione, Letrari si affaccia al terzo millennio con una sintesi d'articoli d'alto profilo e forte impronta, perpetuando la millenaria tradizione enologica trentina e promuovendo con decisione un marcato conio territoriale, in un mercato, sempre più globalizzante, che tende ad impoverire le singolarità più autentiche. Vorremmo unirci in un simbolico brindisi al buono, insieme a Leonello, Maria Vittoria, Lucia e Paolo, augurando loro mille di queste ambrosie e mille di queste vendemmie e a noi, mille di queste coppe, assaporate col cuore al graspo e l'animo al ribollir de' tini, per consegnare intatto, a chi degusterà dopo di noi, quell'inalienabile bagaglio di verità che solo un bicchier "di… vino", può conferire.

baccus

- Ritrovarsi in cinque amici attorno a un tavolo imbandito, impreziosito da sei bottiglie da degustare, due primi da assaporare, tre secondi da accompagnare e quattro dessert da onorare. Un momento di crescita cognitiva attraverso i sensi, le percezioni, le tipicità. Il proiettare dentro un gotto le migliori aspettative che un'etichetta sostiene, che un'area promette, che una procedura offre. Aspettarsi da un bianco paglierino, una cascata di fiori aulenti, da un rosso rubino, un'aroma di profondo e da un passito ambrato, una sferzata di sole. Emozioni al palato che un gergo modellato non restituisce, che un divulgare esclamativo non raggiunge, che un colorire soggettivo, non incornicia abbastanza. Mimiche da mescita, rituali d'assaggio, ricerche di giusto gusto. Estrapolazioni vocali, lontane dal semplice bere, evincimenti fieri, rasi al garbato sorseggio, figurati mistici, diffusi dal gentilizio centellinio. Il successo della serata ? In un evento da ripetere, in un rinfresco da riproporre, in un cimento da conservare. Un grazie ad Andrea ed ai suoi gnocchetti alle …, tortelloni di magro, che il………. hanno baciato, Un grazie alla polenta fritta, al fiocchetto sottile ed alla frittatina alle … di Davide e … un grazie a Leonello per il Ballistarius ed a …. che li ha sposati, a Luigi, agronomo e viticoltore…mediterraneo che li ha ed a Cristina con i suoi dessert d'autore che i passiti hanno incoronato oltre l'olimpo dei sapori. E un grazie a … che