GENOVA E G8, LUOGO D’INCONTRO E LUOGO DI SCONTRO

di Renzo Gabriel Bonizzi

Genova, 27 giugno - Come ampiamente annunciato, largamente risaputo e continuamente gettonato, il capoluogo ligure si appresta ad accogliere i premier degli otto paesi più industrializzati del mondo. I Grandi del pianeta, nella tre giorni genovese, con misure variamente concordi, decreteranno i macroassetti economici, climatici, mercantili e di chissà quant’altro, prossimi venturi che riguarderanno tutti: potenzialmente eminenti e potenzialmente possenti, nessuno escluso. E come ormai routinaria abitudine, i non quantificabili esponenti della controeconomia ipotizzabile, del controclima auspicabile, del controcommercio improbabile e del controtutto risibile, si daranno appuntamento per contrastare: lavori prospettabili, proposte complessive, opportunità locali e documenti conclusivi delle commissioni. Niente di troppo nuovo, niente di troppo imprevedibile, nulla di toppo poco raccontabile. Se non fosse per lo strano clima da "day before" che si respira tra i carrugi del porto e qualche occhio indiscreto che scruta Palazzo Ducale, da Palazzo Ducale, tutto sembra riportare ad un sonnacchioso pomeriggio condito dal salmastro d’afa, dal volume delle tivè canalizzate sul Gran Premio d’Europa e dal poco fermento domenicale. Eppure, Genova, è già oggi sequestrata, assediata, scortata, protetta, indifferentemente differita. Non c’è editoriale che non apra a sei colonne col G8 Genova, non c’è videoservizio che non si riferisca a questa o a quell’indiscrezione testè appresa, non c’è personaggio, che non voglia restare nell’oscurità dei non vetrinati, che non offra consigli da fumetto in proposito, retoreggi dell’inutile o banalizzi dell’usuale, in merito allo scontro che più scontro non si potrà. E non c’è scudetto capitolino o "Ferrilli show" che non gli sia preferito. Genova superstar, per il Genova scontro. Non Genova superstar per il Genova incontro. Eppure, in quelle stanze dei bottoni, i più bottoni del pianeta, le sorti della Terra verranno veramente tracciate: quello che si terrà all’ombra della Lanterna, sarà un G8 veramente uguale, ma veramente diverso: i nodi dello sviluppo sostenibile, sono veramente al pettine, tant’è che se vorremo veramente traghettare ai nostri successori un terracqueo in grado d’ospitarli dovremo veramente rimboccarci di parecchio le maniche. E quello che succederà fuori dalla "linea rossa", nell’altra stanza di chi vorrebbe schiacciare volentieri altri bottoni, lo sarà altrettanto, tant’è che se alle urla ed agli strepiti si unissero più correzioni di rotta per via civica dei vizi di forma e degli stravizi di contenuto, non si sperpererebbero inutilmente preziose risorse. Gli allibratori londinesi danno quattro a uno almeno una carica della polizia con più di 100 feriti, sei contro uno un atto terroristico sventato all’ultimo minuto, e uno a uno una bella piazzatona con finale a tarallucci e vino modello "Trieste G8 Ambiente". Mentre secondo i "G8logi" di sempre, un gattopardiano "tutto cambi purché nulla cambi", sarà il referto finale di questa formula già in odor di stantio, già in preda al dopo G8 targato GE. Eppure questa sessione segnerà svolte qualitative per gli uni e per gli altri contendenti, che contendenti, di fatto non sono, ma solo strenui difensori di taluni privilegi acquisiti gli uni e strenui difensori di taluni privilegi acquisiti, gli altri. I Capi di Stato non potranno più disattendere le legittime aspettative delle centinaia di milioni di elettori che li hanno delegati al vertice affinché la qualità della "loro" vita non peggiori, così come non peggiori il "loro" rapporto clima-ambiente e la "loro" libera circolazione di idee, persone e merci. Seppur riservando per i "più", decisamente meno, qualche tiepido pensiero, qualche auspice di speranza per un "loro" domani migliore, purché non intacchi il "loro" oggi migliore e men che meno il "loro" domani migliore. E per sin troppo scontato dualismo, i comunemente non nominati, chiederanno a gran voce ai "loro" leader, più o meno spontanei, più o meno autoreferenziati, una speranza, una visione, una prospezione per un globo massimamente preferibile e minimamente peggiorabile.
Una roulette di "loro", chi più, chi meno altarizzati, chi più, chi meno già consacrati, chi più, chi meno in attesa del debutto sulla scena dell’olimpiade dei figuranti. E nel buon mezzo, Genova: invasa, inerme, ignava, intrisa. Una Genova violentata in nome d’una giusta salvaguardia, in nome d’una giusta tranquillità di chi l’ha scelta come sede autorevole e affidabile per decisioni di peso, una Genova strappata per 72 ore al comune vivere in attesa che decisioni decisive ricordino di non dimenticarla, una Genova crocevia di "incroci" pericolosi e "superstrade" del benessere diversamente inteso. Una Genova un po’ così: con quella faccia un po così, quell’espressione un po’ così… E un consorzio umano con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, attendista e non, a guardarla. Genova sarà con ogni probabilità il canto del cigno di questo modo patinato di far incontrare i vertici del mondo in un punto fisico del mondo. Il futuro si chiama ancora una volta forum, agorà, "parlamento" virtuale. Nessuna trasfusione di umani e risorse, solo bit and byte che solcheranno le aorte dell’informazione. Il divenire non passerà più per le squadre antisommossa o le barricate dei facinorosi, le squadre degli antituttologi e le barricate dei difensori dell’ordine democratico. L’itinere è evitare momenti di società che nuocciano pesantemente all’esercizio del diritto d’opinione e alla ricerca di equilibri omnicomprensivi ed omnisoddisfacenti. Il fieri è il collegarsi in rete col benestare delle cancellerie, il benestare delle sicurezze, il benestare degli organi diffusionali, il malestare degli ultrà della contrologia. Tutto il resto è mero spettacolo, raro culto della personalità, puro sfoggio di circostanza, prerogative, queste, se non proprio dannose, quantomeno discutibili per una simmetria d'insieme che intenda offrire concrete pari opportunità ai diversi conlocutori chiamati ad esprimere il proprio parere. 
La grande rete fu creata in previsione d’un olocausto nucleare. Ci auguriamo tutti che non debba mai servire per questo tristissimo scopo, ma se la sua versatilità fosse finalizzata alla risoluzione anche solo di uno degli innumerevoli problemi che la vecchia Terra si ritrova ad affrontare, favorendo l’appuntamento e la convergenza delle forze risolutrici e non dei venditori d’aria fritta, verrebbe da dire che il G-enne-più-uno potrebbe servire veramente a qualcosa. Viceversa resterà solo una splendida Genova al di là del bene e del male, una splendida Genova al di là del bere e del mare.