L'anoressia nervosa, detta anche anoressia mentale, è una patologia caratterizzata da una grande paura di ingrassare o comunque di diventare obesi: nasce da un'immagine distorta del proprio corpo che porta ad una perdita eccessiva di peso, provocata, solitamente, da una diminuzione volontaria di cibo, nonché da esagerato esercizio fisico.
Questo disturbo viene considerato in costante aumento nei paesi occidentali; in particolare si nota un'incidenza maggiore nelle famiglie socialmente elevate. Per avere un'idea della diffusione, sono stati registrati in Italia, nel 1988, circa 55.000 casi di anoressia; mentre i casi di bulimia - una variante dell'anoressia- sono stati circa 70.000
Si tratta di una malattia che esiste da secoli - il primo trattato medico è stato pubblicato a Londra nel 1694-, ma che è stata per molto tempo mal curata, non sufficientemente capita fino in fondo. Lo dimostra il fatto che il primo Congresso multidisciplinare su questa patologia si è tenuto solo nel 1993, a Montecarlo.
I sintomi sono abbastanza caratteristici:
Si può arrivare a pesare 28/30 Kg, che è il limite della sopravvivenza: si ha una conferma della presenza del disturbo, quando il malato perde il 25% del proprio peso corporeo.
Strettamente legata all'anoressia è la "bulimia": il mangiare senza fame, senza uno scopo preciso. L'unico motivo è quello di placare uno stato di ansia. Il bulimico, infatti, vive la sua condizione con un senso di colpa: quando è in compagnia, non cade mai questi eccessi; il suo aspetto fisico è normale, o comunque non così magro come nell'anoressica.
L'anoressia, così come la bulimia, rappresentano la necessità di comunicare, di esprimere paure, pensieri, sogni: un modo di collegarsi con il mondo esterno non con le parole, o azioni particolari: non piangendo, non urlando, non sorridendo, ma solo abbandonandosi alla propria tristezza. Queste malattie sono delle grida silenziose di aiuto, che si manifestano in una forma, di per sé semplicissima: togliendo ciò che serve per sopravvivere, IL CIBO.