QUANTO E' DIFFICILE CRESCERE!
La nostra società è una giungla in cui è facile perdersi e correre pericoli.
I primi che corrono questo rischio, sono gli adolescenti, avventurieri grintosi, con la voglia di fare, ma inesperti su ciò che li attende.
Questi non piccoli, ma neppure grandi uomini, vivono l'inquietudine di una società che promette l'impossibile, ma che dona poco e comunque a caro prezzo. E su questa illusione si lasciano trasportare da una giostra troppo veloce, troppo pericolosa, arrivando a macchiarsi di colpe difficili da espiare e cancellare.
Così chi ammazza l'amico perchè stanco delle sue prepotenze, chi organizza bande per rapinare anziani, chi molesta il coetaneo per impossessarsi di qualche soldo e magari di un cellulare...
Non sono macabre e tristi trame di film: è la realtà. Rappresenta l'immagine di un mondo in cui la corsa ossessiva ad essere primi, il successo ad ogni costo, il voler sempre di più, sono divenuti i nuovi valori, su cui il giovane ricama la propria esistenza.
Molto spesso incompresi da chi sta loro intorno, abbandonati nell'ardua ricerca di una propria identità, i ragazzi cercano una via di fuga: un modo per diventare alla svelta più grandi, una sfida contro quanti non danno loro appoggio e stima.
Dall'altra parte della barricata, come in ogni vera battaglia, ci sono i nemici: gli adulti, portatori di solidi valori morali, ma spesso rifuggenti alle proprie responsabilità educative.
Il lavoro, la routine quotidiana, la fretta, lasciano poco spazio per un possibile armistizio tra questi antagonisti: il dialogo, tra genitori e figli, risulta sterile, la comunicazione complicata, la comprensione nulla.
Non bisogna, infatti, dimenticare che molte devianze giovanili, sono conseguenza di assenze genitoriali, di abusi psicologici, di infanzie vissute in veri e propri tabù, in cui è possibile il solo confronto con i coetanei, di onnipotenze che fungono da elementi-ostacolo al processo maturativo del ragazzo.
Ma talvolta, un padre o una madre dinanzi al figlio colto in flagrante a rubare o in possesso di droga, finisce con l'identificare le sembianze della criminalità con cause di tipo sociale: è difficile ammettere di aver prestato poca attenzione alla vita del proprio figlio, di aver impartito un'educazione non solo sbagliata, ma distruttiva...
Cosa sta succedendo in questa era della informazione di massa, della globalizzazione, del benessere? Cosa sta andando in tilt, fuori da ogni comando e controllo?
Sicuramente gli adolescenti, già in precario equilibrio tra se stessi e l'esterno, sono attratti dai succulenti e appetitosi frutti della società: videogame violenti, visti come eventuali spunti per scene di vita reale, la televisione, musa di atteggiamenti criminosi, internet, finestra aperta su ciò che non si può vedere...
Il mondo di oggi offre questa linfa, questo cibo che se non assunto con attenzione si trasforma in un veleno, mietendo deboli e facili vittime.
La criminalità minorile rappresenta ormai un'ombra che si estende di anno in anno, portando al carcere, o in istituti di recupero decine di ragazzi; purtroppo per molti di loro non si aprirà mai l'uscita da questo tunnel dell'illegalità. Una soluzione è sicuramente difficile per arginare questo malessere: non bisogna certo isolare il giovane, cercando di proteggerlo da una comunità tanto ricca di occasioni per trasgredire, ma povera di alternative accettabili.
Per noi, non più teenager, si pone il compito, assai più difficile, di non abbandonarci all'indifferenza, di accompagnare all'avventura della vita chi è più giovane, di ricordare i veri valori per l'essere umano, di non lasciarci andare all'idea: "Tanto non può succedere a mio figlio!".
per ![]()
Ramona Lucchetti