Calamità, necessità e altruismo.

Passata la bufera possiamo tirare un sospiro di sollievo e ragionare con più serenità.
Ottobre e novembre è dimostrato che per noi dell'Italia del nord, e particolarmente per le regioni attraversate dal fiume Po, sono due mesi neri, nerissimi.
Io ricordo appena le vicende legate all'alluvione del '51, a quei tempi ero solo un ragazzino; evento particolarmente grave e di portata nazionale che viene spesso ricordato in circostanze cruciali. A me è rimasto impresso in particolare il trambusto per liberare i piani bassi della casa dove abitavo, distante non più di una decina di chilometri dall'argine del Po.
La famosa alluvione del '51 è stata presentata in modo brillante in uno dei primi film di "Don Camillo" e magistralmente narrata anche nel libro omonimo di Guareschi (leggere e vedere per credere).
Situazioni analoghe più vicine a noi sono quelle relative all'alluvione del 94/95 e ancora solo di poche settimane fa le ultime piene, particolarmente gravi sempre al nord.
Ma è sempre stato così nei mesi di ottobre e novembre? Pare quasi che ci sia una regola.
Un'ulteriore conferma ci viene dal documento che presento più innanzi relativo ad un’inondazione avvenuta nella provincia di Mantova nel lontano 1872.

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In questa circolare il prefetto della provincia di Mantova chiede aiuti agli altri comuni d’Italia per alleviare le sofferenze alle popolazioni colpite dalla disastrosa inondazione.
Oggi, con gli attuali mezzi di comunicazione messi a disposizione dalla tecnologia, si può seguire ogni vicenda minuto per minuto anche per fatti che accadono a migliaia di chilometri di distanza; in tempo reale possiamo gioire o soffrire con il resto del mondo. Quando i mezzi di comunicazione erano ancora piuttosto primitivi, e solo cento anni fa la situazione era più o meno così, la posta era il mezzo più pratico, e forse il solo, assieme magari a qualche quotidiano, in grado di far conoscere al resto del paese ciò che era accaduto, naturalmente con ritardi che oggi ci farebbero inorridire. A conferma di quanto asserito poc’anzi, presento un’altra circolare di un comune del sud dell'Italia, San Giorgio la Montagna, come è chiaramente indicato sul frontespizio (in seguito ribattezzato San Giorgio del Sannio) dove anche qui è successo un evento eccezionale che ha sconvolto il paese e il sindaco ha pensato bene di chiedere aiuto ai "fratelli d'Italia". Chissà poi come sarà andata a finire? Speriamo bene.

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Oggigiorno basta uno spot ed è già in atto una campagna di raccolta fondi pro questa o quella zona toccata da un evento particolarmente dannoso e bisogna riconoscere che il popolo italiano tutto, risponde sempre molto generosamente ad ognuna di queste chiamate. Deve essere veramente un popolo di altruisti, checchè se ne dica, se, anche dopo aver visto documentato lo sperpero delle proprie donazioni, sente ancora lo stimolo, dopo ogni "accorato" appello, a partecipare ancora e sempre a nuove campagne di aiuto.
Io personalmente ho perso completamente la fiducia in queste istituzioni o associazioni o come si voglia chiamarle: a questo punto solo se sono ben certo dell'identità di coloro che intavolano queste campagne offro più che volentieri il mio aiuto; contrariamente ci penso almeno tre volte.
Da che mondo è mondo in pratica non è cambiato nulla; chi è stato colpito dalla sventura si rivolge ai suoi simili per chiedere un tangibile aiuto che serva ad alleviare almeno un po’ le sue sofferenze e gli altri rispondono, a volte magari anche per scaramanzia nella speranza che non tocchi mai a loro.
In qualcosa dobbiamo pure sperare e credere. Anche nella reale bontà del nostro prossimo.
A tutti, auguri di "BUON NATALE".

San Giorgio di Mantova,
13.12. 2000

GIANNI BARACCHI