DISCORSO TENUTO IL 19 GENNAIO 2002 IN OCCASIONE DELLA VISITA DEL VESCOVO DI MANTOVA ALLA PARROCCHIA DI SAN GIORGIO DI MANTOVA

 

 

Buonasera.
E’ a nome di tutti gli artigiani e i commercianti di San Giorgio di Mantova, che porgo un caloroso benvenuto al Vescovo della nostra diocesi, mons. Egidio Caporello onorati che quest’anno abbia scelto di iniziare il suo itinerario di visite pastorali proprio dalla nostra Parrocchia.
San Giuseppe è forse il più conosciuto degli artigiani, certamente il primo in assoluto ad essere riconosciuto come tale ma, dai suoi tempi ad oggi, il concetto di lavoro e di artigiano è alquanto cambiato; oggi si cerca di raggruppare, di globalizzare tutto e tutti per avere una maggior forza d’urto, l’unione che fa la forza anche se in tanti casi, a mio parere, è più la paura di potersi trovare in prima linea da soli, piuttosto che altri motivi, a far ingrossare il branco: ormai gli eroi si incontrano solo nei romanzi.
Perchè artigiani? e cosa significa essere o diventare artigiano oggi?
Per definizione artigiano “è colui che esercita un’attività per la produzione di beni realizzati prevalentemente con il lavoro manuale”.
Stando a quanto mi hanno confermato diversi colleghi, in molti abbiamo abbracciato questa professione quasi per caso, come attività ex-novo; ho cambiato diversi posti come lavoratore dipendente, con mansioni diverse, anche di responsabilità ma ho sempre sentito agitarsi qualcosa dentro che non riuscivo a spiegare bene cosa fosse: l’ ho chiarito solo dopo essere approdato qui. Mi mancava sempre qualcosa.
Che cosa?
L’indipendenza, l’autonomia decisionale, poter fare le mie scelte da solo, velocemente e assumendone anche tutti i rischi; una presa di posizione autonoma, forse anche un pò anarchica ma nel senso migliore della parola, se ciò può essere possibile.
Non ho mai rinnegato la scelta fatta tanti anni fa, pur con i grandi problemi che mi ha creato, ed è stato solo di fronte alle tante difficoltà burocratiche incontrate che mi sono lasciato andare a dei cattivi pensieri. Anche noi artigiani dobbiamo sottostare alle leggi, come è giusto , ma quando vediamo come sono concepite quelle che più ci toccano da vicino e come vengono poi applicate, si capisce che il relatore non si è mai sporcato le mani per lavorare, che non ha mai rischiato nulla nella sua vita, si intuisce come quelle scelte siano state fatte solo davanti a dei pezzi di carta, a dei regolamenti, a delle leggi che spesso e volentieri a noi artigiani vanno molto strette e sono queste le occasioni che ci fanno esclamare: BASTA, NON CE LA FACCIO PIU’!
Spesso ho l’impressione che molto, molto in alto ci sia un grande burattinaio che tira le corde per far sparire gli artigiani dalla faccia della terra e il continuo fiorire di procedure sempre più complesse ne sono la riprova. L’artigiano non vuole essere uno scribacchino, un passacarte, un burocrate perchè la sua maggior aspirazione è il poter dire: questo l’ho fatto io! non disdegnando nè cultura nè buon gusto. La sua vocazione naturale non è solo sete di denaro..
Ha scritto Luigi Einaudi quando era al governo: “...migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli” ebbene, anche dopo aver letto queste parole ho continuato, come tutti i miei colleghi artigiani a sbuffare, a lottare, a stringere i denti: è troppo importante la nostra libertà, e sto parlando di una libertà che in nessun caso va a ledere quella altrui, di una libertà che ci guadagnamo giorno dopo giorno sulla nostra pelle..
Più dell’industriale, per l’artigiano è una grande soddisfazione trasferire ad altri il frutto della sua esperienza, delle sue conoscenze non solo tecniche, ma anche di vita, ed è per questo che andrebbe, se non premiato, almeno riconosciuto e valorizzato nel suo aspetto sociale. L’artigiano sa che tutto quello che elargisce in fatto di tecnica e di lavoro, un giorno potrebbe ritorcersi contro di lui, come spesso succede, quando un suo collaboratore lo lascia per intraprendere la sua stessa attività in concorrenza con lui e magari cercando anche di soffiargli i suoi stessi clienti che in qualche modo ha conosciuto negli anni: e quanto aveva faticato l’artigiano per tenerli legati a sè, quei clienti! Per questo l’artigiano, di quale forma di tutela gode? Nessuna e se poi il suo ex passa alla parte avversa, dopo tutto il tempo e il denaro spesi per portarlo ad un livello di preparazione e professionalità adeguati, bè...uniremo il danno alla beffa e ripeto, per noi nessuna tutela.
L’artigiano queste eventualità le conosce  ma ugualmente finge di non curarsene, come se poco gli importasse e continua a trattare tutti con lo stesso metro pure se in lui alberga sempre un pò di giusto timore.
Chi, nella grande industria, è solo un numero, per cercare di sentirsi qualcuno sfrutta la “massa d’urto “ alla quale accennavo prima e riesce anche ad alzare la voce contro un antagonista che è sempre un essere anonimo, impersonale: si deve rivolgere a persone, ma giuridiche! Chi non accetta il rapporto umano come può essere inteso in ambiente artigiano, dove la persona sarà sempre una persona, fugge dalla piccola impresa per riparare nel calderone, nel posto sicuro dove però continuerà ad essere considerato sempre e soltanto un numero.
Nell’artigianato difficilmente si arriva a punti di rottura violenti, il rapporto è talmente stretto che si intuisce subito, da entrambe le parti, quando qualcosa non va e senza cercare nè  intermediari nè mediatori si trovano le soluzioni, proprio perchè l’artigiano sa che è inutile logorarsi il fegato e perdersi in sterili stati di belligeranza, sa che è inutile rischiare l’armonia del suo ambiente di lavoro e perdere anche solo un poco di quel tempo tanto prezioso, che non è mai sufficiente.
Certamente nessuno è santo, men che meno noi artigiani, ma desideriamo soltanto ricevere almeno per quello che diamo, per il rischio continuo che corriamo, per l’impegno che ci vede costantemente in prima linea.
A volte mi chiedo come possa un artigiano sviluppare il concetto di preghiera e di religiosità e come lo potrà vivere in un mondo dove sembra che solo prepotenti e malvagi riescano ad avere sempre la meglio su tutto e su tutti, dove quotidianamente si riafferma ciò che i romani avevano capito già 2000 anni fa cioè che HOMO HOMINI LUPUS!?
Come vuole la tradizione popolare, dovrà cercare un santo speciale al quale votarsi ed al quale chiedere consiglio, non certo con ripetitive invocazioni preparate da altri ed adatte a tutte le stagioni ma con richieste  e commenti personali come solo ognuno di noi può costruire. Dicevo all’inizio che San Giuseppe, riconosciuto come primo artigiano è stato messo alla loro guida spirituale, Lui che è sempre stato rappresentato come una persona tranquilla, mansueta, nettamente in contrasto con quello che è il ritmo di vita degli artigiani di oggi. Per noi ci vorrebbe una figura più battagliera e visto che siamo a San Giorgio, potrebbe essere proprio questo il personaggio più indicato per la sua generosità, intraprendenza, mobilità. L’unico inconveniente è che la Chiesa Cattolica Ufficiale lo ha messo un pò da parte perchè non ci sono dati storici certi sulla sua esistenza pur se tanti risultati frutto della ricerca e dello studio di religiosi e laici preparati e scrupolosi fanno invece pensare che qualcosa, anzi molto di vero ci sia, leggenda del drago a parte.
E come si spiegherebbe anche il fatto che San Giorgio è uno dei santi più venerati al mondo, che solo in Italia ci sono quasi 500 parrocchie a lui dedicate e che tantissimi prodotti, produttori e istituzioni portano il suo nome e si fregiano col suo logo? Qui ne abbiamo la dimostrazione.
Sono comunque convinto che alla fine ognuno si regolerà secondo la propria coscienza rivolgendo i suoi appelli a chi pensa lo abbia sempre ascoltato ed aiutato.
Se ognuno di noi nello svolgimento della propria attività quotidiana riuscirà a mantenersi entro quei limiti di comportamento come solo la sua coscienza gli indicherà, bene, sarà anche questa una forma di preghiera, un modo per aggiungere punti preziosi a quella scheda di merito che giorno dopo giorno inconsciamente compiliamo per prepararci a tagliare quel traguardo che non vorremmo mai oltrepassare, un futuro che non vorremmo mai raggiungere.
Ringrazio di nuovo il nostro Vescovo e tutta l’assemblea per la pazienza che ha avuto ad ascoltarmi, sperando di aver espresso qualche concetto, se non propriamente nuovo, almeno utile.
Grazie.

San Giorgio di Mantova, 19/01/02                    

GIANNI  BARACCHI

 

Un momento del discorso