UNA STRADA LUNGA 10 ANNI DI SUCCESSO
Stadio Martelli di Mantova: concerto di Luciano Ligabue
Le urla, gli applausi che nell'afosa serata del 4 luglio, provenivano dallo stadio Martelli di Mantova, non erano per un inaspettato goal, in una solita partita di calcio: rappresentavano l'esaltazione, la foga dei 14mila fans dell'amato e intramontabile Luciano Ligabue.
Il campo da gioco era stato trasformato in un mega palcoscenico da cui si irradiavano innumerevoli giochi di luci, dove al posto degli arbitri si imponevono muscolosi esseri pronti a difendere ed a portare ordine, e soprattutto invece dei calciatori professionisti, un popolo di ragazzi - e non solo -, in attesa del loro capitano, del loro idolo: il Liga.
Gli ingredienti per un'indimenticabile serata, erano tutti insieme mescolati in una calda - direi incandescente - atmosfera: la voglia di scatenarsi, la voglia di ballare, di cantare con un artista che da sempre, con i suoi ritmi, ha eccitato gli animi di molti. E come ad ogni party, degno di rispetto non poteva certo mancare il dessert: infatti un'enorme torta era posizionata al centro del palco, coronata da una candelina accesa e da un numero, il 10, simbolo di una lunga, ricca, appassionante carriera.
Il conto alla rovescia ed il botto che ha mandato in frantumi, il grosso dolce di plastica, hanno dato inizio allo show.
Finalmente appare il re della serata, lo Springsteen del 2000, dall'immancabile sorriso, da quel fascino da uomo vissuto, accompagnato dalla sua band e soprattutto dalla sua inabbandonabile chitarra. Le mani si alzano, i cori si estendono già al primo brano "Balliamo sul mondo", ottimo come ouverture di un concerto che, unendo la musica a video toccanti ed a saggi insegnamenti, è riuscito a catturare l'attenzione degli spettatori, in ogni secondo.
In due ore e più di rock all'italiana, si vede lo scorrere della pellicola di un film lungo circa una decina di album, carichi di successi, che hanno saputo raccontare di amore, sesso, speranze, di storie vere e semplici dei giovani di ieri e di oggi.
Così il Liga ha voluto mettere all'esame la dedizione dei suoi fans intonando da "Bambolina e barracuda" a " Piccola stella senza cielo", da " Marlon Brando è sempre lui" a " Anime in plexiglas".
Pur essendo motivi risalenti ad un decennio fa, la prova viene ampliamente superata,
come testimoniano gli echi, che insieme ai coordinati movimenti di gambe e braccia, si elevavano ovunque, tra la folla esaltata.
Camicia hawaiana, particolare medaglione al collo - forse una sorta di talismano -, aspetto di smaliziato pellerossa, più che da cow boy, il mito della via Emilia sembra non essere stato accarezzato dall'inesorabile scorrere del tempo: nei suoi pezzi, ancora è vivo l'energia frenetica di un ventenne, ma con l'aggiunta di un pizzico di sana meditazione e coscienziosità. Ne sono esempio "Hai un momento Dio" - in cui l'artista instaura un immaginario dialogo con Dio -, "Almeno credo", "Quella che non sei" - dove è sottolineato il disagio dell'anoressia - e, accompagnata da toccanti immagini sul maxi schermo,"Il mio nome è mai più", composta con Jovanotti e Piero Pelù, sulla guerra del Kosovo.
Come se le forti emozioni non bastassero, sale sul palco Eliades Ochoa, chitarrista cubano del "Cuarteto Patria", esibendosi con il protagonista della serata, nelle appassionanti note di "La porta dei sogni".
Non bisogna, poi, dimenticare l'insostituibile corncice che ha sostenuto questa festa del rock: l'esplosiva band, composta da autentici maghi della musica quali i chitarristi Federico Poggipollini e Mel Previte, il bassista Antonio Righetti, Fabrizio Simoncini tastierista ed infine il batterista Roby Pellati.
Il concerto stava per correre ormai verso la fine, fra le divertenti battute di Ligabue - come il chiaro riferimento alle dimensioni abnormi delle zanzare mantovane - ed il delirio dei presenti, per non parlare delle ultime sorprese messe in serbo. Alla stregua di un vero divo, che vuole lasciare la propria impronta, così il nostro Liga, ha fatto entrare una fiammante Fiat 850, di color argento, sulla quale con unimpeccabile medley acustico, è riuscito ad immobilizzare tutti dallo stupore.
"Una vita da madiano" e "Certe notti" - da lui scritta e musicata nel 1995, è considerata una delle più belle canzoni degli ultimi tempi -, hanno scritto il the end di un evento che Mantova ricorderà per molto tempo; rimembrerà in particolare lui, Luciano Ligabue, un artista dallo spirito e vitalità di un ragazzo ma dalla bravura di chi ha alle spalle una strada lunga anni ed anni di carriera.
Per
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Ramona Lucchetti