150°
ANNIVERSARIO DEL MARTIRIO DI BELFIORE: 1852-2002
Nella
ricorrenza del 150° anniversario di Belfiore, il CIRCOLO FILATELICO NUMISMATICO
MANTOVANO dal 29 novembre al 8 dicembre 2002 presenterà una grande mostra
storico-filatelica nel salone francescano di piazza Leon Battista Alberti a
Mantova.
Dopo le cinque giornate di Milano ( 18 marzo- 22 marzo 1848 ) i milanesi, cacciato via Radetzky si rivolsero a Carlo Alberto, re di Sardegna, per difendersi dalla controffensiva austriaca; così il 23 marzo 1848 il re dichiarò guerra all’ Austria. Nel frattempo Radetzky riorganizzava le sue truppe nel quadrilatero delle fortezze di Mantova, Peschiera, Verona e Legnago. In aiuto di Carlo Alberto, oltre ai volontari lombardi, giunsero gruppi volontari di altri stati italiani e successivamente anche reparti di soldati regolari inviati dal Granduca di toscana, da papa Pio IX e dal re di Napoli. Purtroppo Carlo Alberto non riuscì a coordinare le sue forze e non sfruttò debitamente le favorevoli circostanze per incalzare Radetzky. Superato perciò il primo momento di emotivo entusiasmo, gli altri sovrani italiani si resero conto di non aver poi un grande interesse a sostenere i Piemontesi. Il Papa ripensò il suo impegno a fianco di Carlo Alberto e il 29 aprile 1848, in un’ allocuzione ai Cardinali dovette riconoscere che, come capo supremo della Chiesa, non poteva partecipare ad una guerra tra cattolici, e richiamò le sue truppe imitato dal Granduca di Toscana e dal re di Napoli. Così tra alterne vicende di guerra, il 23 luglio 1848, a Custoza le truppe Piemontesi furono sconfitte, si ritirarono a Milano e, dopo l’ armistizio di Salasco del 9 agosto, varcarono il Ticino cessando le ostilità.
L’
eco della vittoria riportata il 30 maggio a Goito, paese nelle immediate
vicinanze di Mantova, giunse in città e si può immaginare l’ interesse dei
cittadini mantovani per gli esiti di una guerra che avrebbe cambiato
completamente la vita nella città di Mantova. Quale delusione invece, soltanto
un mese dopo, quando le truppe
piemontesi si ritirarono dalle ostilità. Nelle menti più elette dei cittadini
mantovani, ispirati ai valori di
giustizia e di libertà, prevalse pur sempre l’idea di doversi a tutti i costi
affrancare dalla dominazione austriaca , per riunire il territorio Italiano
sotto una sola bandiera. I Martiri di Belfiore sono l’espressione di questa
idea, infatti, il cancelliere dell’ Impero Austriaco principe Felice di
Schwanserberg aveva dichiarato che dopo le burrasche del ’48-49, i popoli della
monarchia avevano bisogno di una “buona impiccata”. I poteri civili e militari
furono messi nelle mani del maresciallo Radezky, fu concessa una amnistia per i
meno compromessi nei moti di quegli anni, ma le misure repressive nelle
province riconquistate furono eccezionalmente dure. Nel giro di un anno furono
eseguite 961 sentenze capitali, tagli e prestiti forzosi impoverirono i
cittadini; funzionari civili avevano la possibilità di comminare pene corporali
senza nessun processo. Tutto ciò non faceva altro che acuire il contrasto tra
potere e cittadini e le classi colte si
orientarono a difendersi dagli oppressori. Già nel 1850 a Venezia il pittore
Zambelli, il giornalista Bernardo Canal e Angelo Scarsellini avevano
organizzato un comitato clandestino; anche a Mantova si era formato un comitato legato a Mazzini, proprio a Mantova,
cuore della più munita fortezza austriaca del Lombardo Veneto. Lo presiedeva
don Enrico Tazzoli, sacerdote zelante, benefico e liberale. I vari comitati
intrattenevano stretti rapporti tra loro; in una di queste riunioni Angelo
Scarsellini propose un piano per rapire Francesco Giuseppe: per la sua
liberazione si chiedeva in cambio il Lombardo Veneto o la concessione di larghe
riforme e di autonomie. La proposta fu ripudiata, ma documenta l’idea del
fervore di questi patrioti per liberarsi dal giogo austriaco anche a prezzo
della vita . I comitati raccoglievano armi e denaro e vendevano le cedole del prestito Mazziniano e la polizia
austriaca non stava certo a guardare. A Milano cadde fucilato Amatore Sciesa
sorpreso ad affiggere proclami sovversivi ; Luigi Dottesio, sorpreso a
diffondere pubblicazioni sovversive stampate in Svizzera, fu impiccato a
Venezia. A Mantova don Grioli, accusato di aver incitato alla diserzione un
soldato ungherese, fu fucilato a Belfiore il 5 novembre 1851 : è il primo
martire. Da lui le indagini coinvolsero don Ferdinando Bosio, professore nel
seminario di Mantova e da lui la polizia arrivò a don Enrico Tazzoli. Egli,
congiurato zelante, per non essere accusato di disonestà nell’ amministrare i
fondi segreti, teneva con sé un libricino scritto con cifrario segreto, in cui erano segnati i nomi e le somme elargite
a favore del comitato mantovano. Non fu difficile a Vienna scoprire la chiave
del cifrario che era il Pater Noster. L’Ispettore delle carceri politiche
Francesco Casati, una volta informato
del cifrario, si presentò sulla soglia della porta della cella in cui era
racchiuso don Tazzoli ed iniziò a recitare il padre nostro. Il sacerdote capì
che nulla avrebbe potuto più fermare l’ opera spietata della polizia. Nacque
così il processo di Mantova che si tenne dai primi mesi del 1852 fino ai primi
mesi del 1853 e vedrà condannate alla
pena capitale altre nove vittime. A quel tempo Mantova era dotata di varie strutture carcerarie :
il carcere della Mainolda, luogo dalle condizioni igienico sanitarie veramente
disumane,ove avveniva il primo approccio alla vita carceraria, il Convento di
S. Domenico e il Castello di San Giorgio ove vennero ospitati i cospiratori. I Martiri
di Belfiore, condannati alla pena capitale, furono trasferiti da queste
carceri al Confortatorio di Santa
Teresa, ove trascorsero le ultime ore prima dell’ esecuzione . La regia del
processo fu affidata ad un giovane ufficiale boemo l’ auditore Kraus che usò
negli interrogatori, armi primitive, ma efficaci : l’ intimidazione, lo
scherno, la fame, i ferri e, se necessario, anche il bastone. Uno alla volta,
vinti dalle torture fisiche e morali, stremati dai maltrattamenti, finirono per
confessare e , la confessione, per la Legge Austriaca significava morte.
Dei
principali imputati, Giuseppe Finzi e Luigi Pastro, che, conoscendo questa
legge non confessarono, ebbero salva la vita, ma furono condannati assieme
ad altri 150 cospiratori a lunghe pene detentive in varie carceri
dure austriache. Salirono sul patibolo di Belfiore il 7 dicembre 1852 Giovanni
Zambelli, Angelo Scarsellini e Bernardo Canal, membri del comitato veneto, don
Enrico Tazzoli e Carlo Poma , membri del comitato Mantovano. Il 3 marzo 1853,
subirono analoga condanna il conte Carlo Montanari da Verona, Tito Speri da
Brescia e l’ arciprete di Revere don Bartolomeo Grazioli, accusati di aver
attentato alla vita di Filippo Rossi, Ispettore di polizia di Mantova. Il 19 marzo 1853, Radetzky concesse l’
amnistia a tutti gli inquisiti in attesa di sentenza, ma l’ ordine non fu fatto
pervenire in tempo utile perchè Pietro Frattini ne potesse beneficiare: reduce
dalla difesa di Roma , fu impiccato all’alba per ammonire la classe sociale da
cui proveniva.
Due
anni dopo sempre a Mantova, in località Lunetta di San Giorgio, salì sul
patibolo Pietro Fortunato Calvi, l’eroe del Cadore che, con un manipolo di
uomini malamente armati, tenne in scacco un intero corpo d’ armata austriaco.
Grioli, Scarsellini, Zambelli, Speri, Canal,
Tazzoli, Poma, Grazioli, Montanari, Frattini e Calvi furono gli 11 Martiri di
Belfiore: non si macchiarono di omicidi, ma sostennero palesemente l’idea di
unire il Lombardo Veneto all’ Italia sotto un’ unica Bandiera tricolore.
E’
doveroso far memoria di questo avvenimento storico-risorgimentale nel suo150°
anniversario e, per l’occasione, il Comune di Mantova ha fatto realizzare una
medaglia-ricordo affidandone la distribuzione in esclusiva al Circolo Filatelico
Numismatico Mantovano.
Venerdì
29 e sabato 30 novembre saranno due date storiche per il Ci.Fi.Nu.Ma.; sabato
29 alle ore 18,30, il ministro on. Carlo Giovanardi, presiederà l’inaugurazione
ufficiale della mostra del 150°
anniversario del martirio di Belfiore alla presenza di autorità civili e religiose
mentre sabato 30 novembre ci sarà l’attesa assegnazione dei “premi Bazzi 2002”.
La
scelta dei destinatari dei “premi Bazzi 2002” quest’anno è caduta sui seguenti
grandi personaggi della cultura italiana:
- all’on.
CARLO GIOVANARDI andrà il “premio Bazzi 2002” per la FILATELIA;
- alla
dott.ssa LUCIA TRAVAINI andrà il “premio Bazzi 2002” per la NUMISMATICA;
-
alla prof.ssa MARIA ROSA PALVARINI GOBIO CASALI andrà il “premio Bazzi 2002”
per la CULTURA MANTOVANA.
Sabato
30 settembre ci sarà l’emissione di un intero postale dedicato ai Martiri di
Belfiore.
Chi
desiderasse partecipare alle manifestazioni, può mettersi in contatto con la
segreteria del Ci.Fi.Nu.Ma. ai numeri 0376222112 oppure 0376329384.
Gianni Baracchi