Roma, 19 gennaio - L’aumento dei prezzi della benzina è indegno, non vi è alcuna giustificazione per questa nuova crescita: al contrario dovremmo assistere a significative diminuzioni legate alla rivalutazione dell’Euro sul dollaro. Dura presa di posizione dell’Intesa consumatori che ha criticato aspramente le compagnie dopo aver esaminato i prezzi dei prodotti petroliferi applicati negli ultimi tempi. Ma l’attacco non è solo contro i petrolieri ma anche contro il Governo che – si legge in una nota dell’associazione - permette tutto questo “ed oltre tutto incrementa i propri introiti incidendo pesantemente sul potere di acquisto dei cittadini sia direttamente per il costo della benzina, sia per quello che questo costo ha nella determinazione dei prezzi finali dei beni di largo consumo incidendo per uno 0,2- 0,3 punti sul tasso di inflazione”.
I consumatori fanno poi sapere che se prendiamo i primi tre mesi del 2003, quando il prezzo del petrolio si collocava agli stessi valori di oggi (30-31 dollari al barile), il prezzo industriale, quindi senza tasse, della benzina si situava ad una media di 35 cent al litro mentre l'euro aveva un valore medio di 1,07 sul dollaro. Oggi - proseguono - l'euro si è rivalutato del 20% rispetto a quel periodo e quindi il prezzo industriale della benzina dovrebbe attestarsi a circa 28 centesimi al litro. Ed anche sommando l'incremento dell'accisa deciso dal Governo e l'Iva “si ottiene che il litro di benzina dovrebbe attestarsi a 0,9977 euro al litro. I cittadini oggi pagano, così circa 6 centesimi in più al litro, facendo maggiormente guadagnare in un anno 1.200 milioni di euro ugualmente distribuite tra petrolieri e governo: questo gravissimo ed ulteriore esborso è dovuto anche ad un aumento complessivo della tassa sulla benzina di ben 2 centesimi al litro (e non di 1,68 come si è detto) poiché su quella cifra vi è un ulteriore incidenza di 0,32 cent dovuta all’Iva al 20%”.

Davide Baracchi